Frames
in mancanza di meglio, non resta che scrivere
11 novembre, 2025
Zoe (26.04.2018-10.11.2025)
14 luglio, 2024
Sky Q
Pomeriggio afoso, superati i 30 gradi centigradi. Mentre il caldo impazza, mi ricordo di avere a disposizione, ancora per qualche mese, il decoder Sky Q.
Sventato qualche giorno fa il tentativo di abbindolamento militante della solita operatrice di turno, mi dico che a questo punto tanto vale usare il decoder per il tempo rimanente. Quindi procedo.
Dove lo piazzo? Sul televisore in cucina, il preferito da Andrea. “Sarà una gran bella sorpresa per lui”, penso.
Preparo il decoder: inserisco l'antenna; la presa HDMI nel televisore; la spina della corrente. Accendo la ciabatta per mettere in moto il meccanismo, punto il telecomando, premo il pulsante di accensione … “vai!”. Uè, uè… e non succede niente… Controllo di nuovo. Punto il telecomando, premo il pulsante … “vai!”. E niente, mannaggia, non si accende. “Non può essere rotto”, penso…. Poi mi viene in mente che le pile del telecomando forse sono esaurite. Apro il retro per verificare… le pile non ci sono proprio, altro che esaurite! Cerco quelle nuove in un cassetto profondo e senza fondo, pieno di cose … davvero molto simile alla borsa di Mary Poppins. Finalmente vedo qualcosa: eureka, trovate! Telecomando caricato.
Si riparte. Punto, premo il pulsante e … ta-dà-dà: parte il decoder. Non resta che sintonizzarlo sui canali e collegarlo alla rete Internet. Inizio a operare. Nel frattempo passa Andrea. “Ehi” - gli dico - “ci sono riuscita: ho avviato Sky Q”.
“Embè?”, replica lui. “Cosa l’hai messo a fare? Lo sai che ultimamente preferisco leggere. La televisione mi deprime con i suoi insopportabili talk show di quart’ordine... Meglio, molto meglio i libri …”
“Va beh”, gli rispondo, “intanto la sera potrai cercarti un bel film”.
“Non credo proprio, comunque …”, e fa spallucce, con aria di sufficienza.
Intanto collego Sky Q alla rete e cerco i canali. Fatto!
“Vuoi vedere come funziona?”, chiedo di nuovo.
“Perché, cos’ha di diverso?”, risponde Andrea.
“C’è un telecomando dedicato. Quello della Tv devi usarlo solo per selezionare la sorgente video”, gli dico, mostrandogli il tasto ‘source’.
Già la cosa non gli garba.
“Qui, vedi, devi andare su HDMI 2, perché HDMI 1 è già occupato dall’altro lettore”.
“Uffa”, sbuffa Andrea, “sempre cose complicate … vabbè, fammi vedere … e poi?
“Poi devi premere il tasto con il disegnino della casa e aspettare che parta il decoder”. Provo a fargli vedere, ma il decoder si avvia molto lentamente, anzi: gira, gira, ma non si avvia.
“Ecco qua, lo sapevo... E se non parte, cosa faccio?”, dice lui.
“Ma no, è un caso! “Comunque… ”, rispondo con calma, “se non parte… beh, bisogna ricominciare la procedura daccapo e fare qualche tentativo aggiuntivo. È semplice”.
“E no, no, no. No, capito? NO!!!”.
“Ma aspetta”, dico io, “ti faccio vedere …”
“Non voglio vedere niente, non voglio sapere niente … voglio solo che riporti tutto come prima! La sera mi resta solo ‘nu muorzo ‘e televisione … ora mi vuoi togliere pure quella!!!”.
“Ma come? Non avevi detto che non ti interessa e che preferisci leggere?”.
“Che c’entra? Certo che leggo, ma con un solo occhio. Con l’altro guardo la televisione!”.
21 luglio, 2023
Tito (05.12.18-19.07.23)
Ciao, mio carissimo cuore di panna. Per troppo zelo ho contribuito senza saperlo a farti andare via. E ora, nel dolore assordante della tua assenza, nel mio cuore una parte si è fermata, è venuta via con te. Io spero che un giorno mi sia concessa la grazia di rivederti, mio amato Titino.
30 maggio, 2023
Papà
Vediamo la luce filtrare dal vetro della porta, così come è sempre stato. Entriamo adagio, rallentiamo il passo, per dare più tempo alla nostra speranza, per tenerla in vita fino all'ultimo secondo. Si, deve essere un sogno, solamente un orribile sogno. Ora ci sveglieremo e ti vedremo di nuovo seduto al solito posto, con la televisione accesa e lo sguardo sorridente, mentre ci dirai che non è successo niente. E ci sembra che la speranza possa davvero essere esaudita: tutto, ma proprio tutto è rimasto così come lo hai lasciato tu. Il mondo è sospeso, il tempo si è fermato, ogni cosa vibra, in attesa del tuo ritorno. Ti attendono i libri, i fascicoli, i giornali, il pianoforte, la poltrona con la tua vestaglia rossa, la bicicletta elettrica. Ti aspettano il tuo telefonino, gli orologi, i cappelli, l'odore di colonia e di tabacco, le pipe sulla scrivania, insieme alle penne, al taglia carte, alla lente di ingrandimento, agli accendini, alle fotografie dei nostri cari, che ci accolgono ogni volta che varchiamo la porta dello studio, come è sempre stato da che siamo nati. Tu sei già qui, devi solo arrivare, le tue cose sono come le hai lasciate ... e tu arriverai, di certo, da un momento all'altro ti vedremo qui, con la tua borsa piena di libri e di effetti personali. L'hai riportata a casa dall'ospedale. Una banale indagine, nulla di più. Ci eri andato solo per questo. Ora perciò stiamo sognando, la tua sedia vuota è solo un sogno, un brutto sogno. Tu arriverai, verrai a svegliarci, ci dirai che abbiamo sognato. Svegliaci, caro papà, svegliaci subito, noi non riusciamo a sopportare la tua poltrona vuota, non riusciamo a pensare in questo silenzio assordante. Stiamo naufragando in un oceano senza fondo, senza sponde, senza meta. E non vogliamo essere consolati, vogliamo solo vederti qui con noi di nuovo.
13 febbraio, 2021
Lezioni di aplomb
Ieri, mentre ero al computer in collegamento telematico con dei colleghi di lavoro, sento suonare alla porta.
Mi scuso con i colleghi e mi allontano un attimo dalla postazione.
"Chi è?", chiedo.
"Posta, signo', raccomandata".
"Ah, devo scendere?", chiedo. vagamente speranzosa, ma già conoscendo la risposta.
Il fatto è che sono in tuta e ciabatte (con tre ponpon di peluche, N.D.R.) e non mi va di uscire così sul pianerottolo condominiale...
"Eh, si, dovete scendere signo' ", risponde la voce al citofono.
Uffaaaaaà [penso in silenzio] e, con voce cinguettante, dico: "Un attimo!".
Apro la porta e voilà: vedo un postino, di giovane età, di quelli "random" che lavorano per le poste a tempo determinato. Un ragazzotto ben piantato, con la tuta gialla e un'arietta nerboruta.
Lui solleva lo sguardo dalle buste e dalle carte che mantiene con una mano e, in cima alla scala, vede me: non Wanda Osiris, ma una donna in tuta, pantofole, giacca di pile, occhialini da lavoro e un'arietta imbarazzata.
Lascio aperta la porta, bloccandola con il tappetino, e scendo i pochi gradini che mi separano dall'ingresso condominiale, con le mie ciabatte e i tre ponpon di peluche che ballano, entusiasti nel vedere finalmente cosa mai succede al di là della invalicabile (per loro) porta di casa.
Placo il loro entusiasmo e assumo un tono quanto più possibile autorevole e cattedratico. "Mi scusi se sono in pantofole", comincio, nascondendo il disagio, "sono stata costretta a uscire in fretta e furia, perché sono sola in casa, ero in telematica (enfatizzando il termine e facendo una pausa sospirata, per darmi importanza ...), e non ho avuto il tempo di infilare le scarpe ...."
Ma il ragazzotto mi interrompe, con aria sbrigativa: "ma figurammece e che te vuo' scusa'? Staje 'a casa toia, staje co' 'e ppanfotole, stai 'ngrazia 'e Ddio... ".
Ecco appunto.
Come vedere minato in pochi secondi l'aplomb di una vita da un buzzurro in tuta gialla ...
11 ottobre, 2020
29 aprile, 2018
Al mio amato Oscar (31.12.2012-10.04.2018)
(Liberamente tratto dall’Epitaffio per un cane di Lord Byron)
31 agosto, 2017
21 aprile, 2017
20 aprile, 2017
La Nordite calcistica
Zoe (26.04.2018-10.11.2025)
Cara principessa, sei rimasta bella fino alla fine. Ringrazio Dio, che ti ha portata via mentre eri tra le mie braccia. E ora che sei di nuo...
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Anche oggi sarà dentro la storia della mia vita. Ma non era l’oggi che io volevo quand’ero bambina: oggi è un oggi diverso, senza g...
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Cara principessa, sei rimasta bella fino alla fine. Ringrazio Dio, che ti ha portata via mentre eri tra le mie braccia. E ora che sei di nuo...











