Vediamo la luce filtrare dal vetro della porta, così come è sempre stato. Entriamo adagio, rallentiamo il passo, per dare più tempo alla nostra speranza, per tenerla in vita fino all'ultimo secondo. Si, deve essere un sogno, solamente un orribile sogno. Ora ci sveglieremo e ti vedremo di nuovo seduto al solito posto, con la televisione accesa e lo sguardo sorridente, mentre ci dirai che non è successo niente. E ci sembra che la speranza possa davvero essere esaudita: tutto, ma proprio tutto è rimasto così come lo hai lasciato tu. Il mondo è sospeso, il tempo si è fermato, ogni cosa vibra, in attesa del tuo ritorno. Ti attendono i libri, i fascicoli, i giornali, il pianoforte, la poltrona con la tua vestaglia rossa, la bicicletta elettrica. Ti aspettano il tuo telefonino, gli orologi, i cappelli, l'odore di colonia e di tabacco, le pipe sulla scrivania, insieme alle penne, al taglia carte, alla lente di ingrandimento, agli accendini, alle fotografie dei nostri cari, che ci accolgono ogni volta che varchiamo la porta dello studio, come è sempre stato da che siamo nati. Tu sei già qui, devi solo arrivare, le tue cose sono come le hai lasciate ... e tu arriverai, di certo, da un momento all'altro ti vedremo qui, con la tua borsa piena di libri e di effetti personali. L'hai riportata a casa dall'ospedale. Una banale indagine, nulla di più. Ci eri andato solo per questo. Ora perciò stiamo sognando, la tua sedia vuota è solo un sogno, un brutto sogno. Tu arriverai, verrai a svegliarci, ci dirai che abbiamo sognato. Svegliaci, caro papà, svegliaci subito, noi non riusciamo a sopportare la tua poltrona vuota, non riusciamo a pensare in questo silenzio assordante. Stiamo naufragando in un oceano senza fondo, senza sponde, senza meta. E non vogliamo essere consolati, vogliamo solo vederti qui con noi di nuovo.
