28 giugno, 2009

DAL SUBLIME ALLO SQUALLORE...

Nella "Estetica ideale", trattato del 1863, il filosofo Antonio Tari, al tempo professore di estetica all'Univ. di Napoli, includeva tra le idee di "sublime", inteso come predominio dell'Idea sulla
Forma, il "sublime sociale", cioe' quello che si da' nella storia, nel contrasto tra la nobile illusione e la realta'.
A questo particolare tipo di sublime io aggiungerei quello amoroso, inteso esattamente allo stesso
modo, sebbene in significato meramente psichico.
E' chiaro che dal sublime allo squallore e al patetico amoroso non ci sia che un passo: succede allorche', incontratasi la trasfigurazione del reale con il reale stesso e venuta meno per il prevalere di quest'ultimo, il trasfigurante si ostini nel voler tenere in vita cio' che non e' piu' e che, forse, mai era stato, se non nelle sue illusioni.
Il dubbio a riguardo rimane insoluto, come il noumeno kantiano: di qui tutta la nostra speranza e disperazione, come ovvio.

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